ATM non è una cassaforte da mettere sul mercato: è un patrimonio pubblico da rilanciare
La vicenda di Copenaghen dimostra una cosa molto semplice: ATM è una grande azienda, con competenze, lavoratrici e lavoratori qualificati e una capacità industriale che le consente di competere anche fuori dai confini italiani. La perdita della gestione della metropolitana danese è certamente una battuta d’arresto, ma non può diventare il pretesto per mettere in discussione il ruolo pubblico dell’azienda.
Il punto politico, per Milano, è un altro: che cosa vogliamo fare di ATM nei prossimi anni?
Oggi la concessione del trasporto pubblico milanese è ancora in proroga e, secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, non ci sono più i tempi per una gara nel 2026. La prospettiva rischia quindi di essere quella di arrivare fino al 2028, lasciando una scelta strategica alla prossima amministrazione.
È una situazione che non può essere affrontata con la logica dell’emergenza o del rinvio.
Noi pensiamo che ATM debba rimanere saldamente pubblica e che il Comune debba assumersi fino in fondo la responsabilità di costruire una strategia industriale per la propria azienda di trasporto. Non basta chiedersi a quali altre gare europee partecipare per compensare eventuali minori ricavi: bisogna innanzitutto garantire investimenti, qualità del servizio, condizioni di lavoro e un trasporto pubblico accessibile a tutte e tutti.
Anche la proposta di project financing citata nell’articolo, con ATM al 90%, Hitachi al 5% e Webuild al 5%, merita una discussione pubblica e trasparente, soprattutto perché viene descritta come finanziariamente debole da Agenzia e Comune.
La nostra idea è opposta alla trasformazione delle partecipate in semplici strumenti finanziari: le aziende del Comune devono essere utilizzate per produrre valore sociale, ambientale ed economico per la città.
ATM può essere uno dei pilastri di questa strategia: non soltanto gestire autobus, tram e metropolitane, ma contribuire alla transizione ecologica, alla riduzione del traffico privato, alla connessione tra quartieri, alla qualità dell’aria e al diritto alla mobilità.
La prossima amministrazione dovrà scegliere se limitarsi a gestire le proroghe oppure costruire una vera politica industriale delle partecipate comunali.
Per noi la scelta è chiara: nessuna svendita, nessuna privatizzazione, nessuna logica di breve periodo. ATM deve restare pubblica e deve tornare a essere uno degli strumenti attraverso cui il Comune governa lo sviluppo della città.





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