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PRESIDIO ANTISFRATTO

Stamattina siamo stati a un presidio antisfratto in via Ascanio Sforza, per una famiglia originaria del Bangladesh con padre, madre incinta e un figlio piccolo, locatari di un appartamento di 18 mq per il quale pagavano con puntualità e sacrificio un affitto di rapina di 700 euro al mese. Un monolocale sottotetto, fatiscente, esposto alla muffa e alle intemperie, pignorato al proprietario e attualmente sotto asta (regolarmente andata deserta), in un edificio insicuro e abbandonato. Una condizione comune a tanti vecchi e nuovi abitanti di Milano. L’inquilino, tramite Unione inquilini, dopo ripetute richieste, ha visto riconosciuto dal Comune il suo diritto a un SAT (servizio abitativo temporaneo), ma né Aler né MM hanno a disposizione a breve locali da assegnare. E quindi, per non restare in questa condizione degradata e insalubre, ha dovuto abbandonare con la propria famiglia quell’appartamento, dopo che in altre occasioni eravamo riusciti a scongiurare il loro sfratto.

È drammatico dover rinunciare a un tetto, per quanto precario, costoso e ben poco sano, per tutelare la salute del minore e della madre gravida, ed essere obbligato ad affidarsi al circuito hotel a tempo-dormitorio di viale Ortles, ossia per cadere in un’altra trafila degradante, umiliante, priva di prospettive. Questo è ciò che offre (o per meglio dire non offre) la Milano di oggi.



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