Intervista a Nadia Rosa – Segretaria PRC della Federazione di Milano
- rifondazionemilano

- 12 gen
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Innanzitutto, cara Nadia, ti ringraziamo moltissimo per averci concesso questa intervista. Sappiamo che sei molto impegnata e che hai un’agenda molto fitta, soprattutto nelle circostanze attuali. Ma veniamo al dunque.
Esattamente 1 anno fa, il 12 gennaio 2025, sei stata eletta a Segretaria della Federazione di Milano del PRC. Credo che, per una donna che deve lavorare e nello stesso tempo fare politica, sia un impegno gravoso guidare una Federazione importante come quella di Milano.
Come giudichi i tuoi primi 12 mesi alla guida della Federazione di Milano e quali difficoltà hai trovato? Sei più contenta o più preoccupata per questo ruolo?
Nadia: Sono entrambe le cose: contenta, perché è un privilegio poter contribuire in prima persona alla costruzione collettiva del nostro partito in una città complessa come Milano; ma anche preoccupata, perché sento la responsabilità di rispondere a un bisogno forte di radicalità, credibilità e presenza reale.
Ritieni ci sia qualcosa da cambiare? Se si da dove pensi di cominciare?
Nadia: Sì, qualcosa va cambiato. Credo serva una Federazione ancora più aperta, anche se dei grossi passi in avanti in questo senso ne abbiamo già iniziati a fare, più radicata nei territori e meno autoreferenziale. Penso che il primo passo sia ascoltare di più, dentro e fuori il partito. Ascoltare i circoli, chi milita da anni e chi si è avvicinato da poco, ma anche chi sta fuori, chi magari non si riconosce nei partiti ma si batte ogni giorno per la giustizia sociale.
Come intendi impostare, invece, il rapporto con l’esterno? Il dialogo con “chi sta fuori” dai partiti sembra sempre più difficile…
Nadia: Il rapporto con l’esterno va impostato sulla concretezza e sulla coerenza. Le persone ci guardano con attenzione, ma anche con diffidenza. Dobbiamo essere all’altezza, dimostrare che possiamo essere davvero utili per migliorare le condizioni di vita delle persone che vogliamo rappresentare, stare dove serve senza presunzione. Solo così si ricostruisce fiducia.
Pensi già alle prossime amministrative? e quali sono gli argomenti da affrontare?
Nadia: L’obiettivo per le prossime amministrative è chiaro: riportare la voce dei comunisti dentro Palazzo Marino. In questi anni la nostra assenza si è fatta sentire, e non solo per una questione simbolica. È mancato uno sguardo radicale, autonomo, capace di mettere al centro i bisogni delle classi popolari, dei giovani, del mondo del lavoro, dei quartieri dimenticati. C’è necessità e urgenza di una presenza che non sia subordinata né silenziosa, ma che abbia il coraggio di dire no quando serve, e di costruire alternative concrete quando possibile. Milano ha bisogno anche di questo.
Ma veniamo al nostro Partito. Il nostro congresso nazionale ha deciso un’inversione della nostra politica rispetto al passato. Non ti sembra che dobbiamo aprire una grande discussione sui soggetti a cui ci rivolgiamo? In primis il mondo del lavoro, una conoscenza più approfondita del ciclo produttivo e della sua organizzazione?
Nadia: Hai toccato temi centrali, che dovrebbero stare al cuore della nostra riflessione collettiva. Il mondo del lavoro è cambiato profondamente, e troppo spesso la sinistra, anche quella di alternativa, ha inseguito narrazioni vecchie, senza attrezzarsi per leggere il presente. Il nostro congresso ha tracciato un’inversione di rotta importante, ma perché quella linea diventi pratica politica serve aprire davvero una discussione profonda sui soggetti a cui ci rivolgiamo.
Quali sono oggi i problemi in un mondo del lavoro che cambia? Non ti sembra che ci sia la necessità di indagare sui cambiamenti intervenuti nel processo produttivo e nell’organizzazione del lavoro? Non senti l’esigenza di indagare sulle condizioni di lavoro? Più in generale sviluppare una inchiesta come strumento essenziale per costruire una proposta/progetto del nostro partito sul lavoro?
Nadia: Oggi, conoscere a fondo il ciclo produttivo, le sue trasformazioni, le nuove forme di sfruttamento, è imprescindibile. Precarietà diffusa, piattaforme digitali, appalti e subappalti, lavoro povero e frammentato, solitudini operaie nuove, ma anche nuove forme di resistenza: tutto questo ci interpella. E credo che l’inchiesta, intesa come strumento politico, sia fondamentale. Dobbiamo tornare a “indagare” la realtà, non solo per conoscerla, ma per costruire una proposta che parli davvero a chi lavora oggi, spesso senza tutele, senza rappresentanza e senza voce.
Scusandoci per la lunghezza dell’intervista, per terminare ti pongo un’ultima domanda importante e impegnativa.
Secondo te come dovremmo impostare la nostra iniziativa per ricostruire la presenza del nostro partito nel paese e cosa dovremmo fare per riportare il nostro partito ad essere protagonista?
Nadia: Ricostruire la presenza del partito nel Paese significa proprio questo: partire dai luoghi in cui il conflitto esiste, ma non ha ancora forma organizzata. Significa tornare a essere punto di riferimento per chi lotta, con umiltà, senza aspettare che qualcuno ci venga a cercare. E per essere protagonisti, dobbiamo rimettere al centro la nostra funzione: quella di una forza comunista popolare, radicata nei territori, dentro le contraddizioni del presente, capace di connettere le lotte, dare voce agli invisibili, unire ciò che oggi appare frammentato. È un lavoro lungo, ma è il nostro. E non lo farà nessun altro al posto nostro.
Grazie Nadia e buon lavoro…..
Circolo “Che Guevara” Cinisello Balsamo










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